Nell’era del capitalismo la povertà dilaga e all’economia globale si affianca il riscaldamento del pianeta (quindi anch’esso globale)
I problemi della fame nel mondo e dell’inquinamento crescente trovano una moltitudine di animi sensibilizzati e decisi a rimettere le cose a posto.
Questo è senz’altro un bene ma come spesso accade, per pareggiare una situazione sbilanciata da una parte, ci si pone all’estremo opposto, presentandosi in una posizione contraria ma ugualmente errata
un maggior rispetto per la natura è auspicabile,
salvare il pianeta è indispensabile,
dare cibo sano ad ogni essere umano è moralmente obbligatorio,
ma, anche per questi temi così importanti, non si deve esagerare.
È sostanziale non perdere il contatto con la realtà,
avere cognizione di ciò di cui si sta trattando
e cercare sempre un punto di equilibrio
se si vogliono ottenere dei risultati. Invece si passa da interventi politico-economici poco opportuni ad atteggiamenti di esaltazione che sortiscono un unico risultato:
l’indifferenza generale
Questa indifferenza è infatti il passo che segue alla confusione, alla sfiducia, al dubbio; si riconosce l’esistenza del problema ma poi, tra tanti che urlano “tutto e il contrario”, non conoscendo la risposta giusta, ognuno finisce col pensare che dopotutto la questione non riguarda solo la propria persona, che da soli non si può fare niente e che forse ci sarà qualcun altro che penserà a risolvere tutto. E così continua la vita nel tran tran quotidiano, badando ciascuno agli affari propri e continuando a porsi domande senza avere risposte.


