domenica 25 settembre 2011

Progetto ginestra

A volte basta poco per cambiare aspetto ad un ambiente.
Prendiamo una strada poderale.


Supponiamo che conduca ad un agriturismo.
Non è un peccato lasciarla così?

Quando ci sono tante spese da fare, si lasciano indietro gli interventi che sembrano meno importanti.

Ma la strada va comunque sistemata per garantire il transito dei clienti!

E allora, possiamo scegliere ispirandoci alle piante spontanee locali, di basso costo e facilmente riproducibli. Così, al termine delle opere di sistemazione della strada, senza dimenticare i fossi di scolo per regolare il flusso dell'acqua piovana, le piante vengono messe in posa.


                                                                                           progetto fotografico

La  strada non ne gioverà solo per l'aspetto, ma anche per il suo mantenimento.

venerdì 16 settembre 2011

Dal progetto al giardino

“A volte è necessario saper “non disegnare” il segreto del giardino.
(Atelier le balto - "L'arte di fare i giardini" - ed. Bollati Boringhieri ).

Costruire un edificio senza averne il progetto è impensabile.

Realizzare un giardino senza progetto non è impossibile, anzi, è la prassi, almeno qui dalle mie parti, ma ciò non è una buona cosa.
Vi è mai capitato di avere un’idea che sembra bellissima ma poi, non appena cominciate a realizzarla (di qualsiasi cosa si tratti) vi accorgete che sta venendo una schifezza?

Ogni azione va pianificata, nella forma e nella sostanza, nei materiali e nei metodi, che cosa fare prima e che cosa fare dopo.
E questo vale anche per i giardini.
Tuttavia, (e che ciò non sembri un controsenso) realizzare un giardino non è solo un fatto tecnico ma è anche creativo, oserei dire artistico, perciò il progetto, pur se necessario per fare un buon lavoro ottimizzando le risorse, non deve essere rigido ma deve lasciare spazio alla creatività che potrebbe venir fuori durante la realizzazione; ciò comporta ovviamente che il progettista partecipi anche a questa fase.

Ogni progettista ha il suo stile, che può rendere riconoscibili le sue opere ma un giardino non dovrebbe essere per esempio come un quadro o una statua, che, ovunque li si metta, sono sempre uguali a se stessi;
un giardino dovrebbe essere la manifestazione delle peculiarità del luogo che occupa, l’esplosione delle potenzialità dello stesso, e deve anche adattarsi alle esigenze degli utilizzatori, agli scopi per cui è stato commissionato.

Sono convinta che paradossalmente, un progettista che applichi questi concetti, possa elaborare, nella sua carriera, un unico progetto sulla carta da usare per ogni incarico, e dare vita ogni volta ad un giardino diverso; mentre invece chi non li segua, potrebbe elaborare ogni volta un progetto diverso, ma dar vita sempre allo stesso giardino.

giovedì 8 settembre 2011

Verde e città

“Il giardino è artificio rispetto ad un’idea di natura naturale,
è natura rispetto alla città artificiale.”
(tratto da un articolo di Valeria Scavone, docente universitario, pubblicato su AF)

A parlare troppo di verde e di natura si rischia, oltre che di stancare, di sembrare sognatori sempliciotti.
Io vivo in un paese di una piccola provincia, lavoro con le aziende agricole, vado per campi, è normale per me vedere il mio giardino come un angolo troppo piccolo di paradiso e aspirare a vivere in luoghi più ampi e incontaminati.
Lo scarico delle auto lasciate accese sotto le mie finestre da fumatori maleducati che si attardano a prendere le sigarette alla tabaccheria davanti casa, appesta la mia aria.

Mi entusiasma l’idea di vivere in un bosco,
indossare abiti di tessuto naturale tinto con estratti vegetali,
avere mobili di legno non trattato,
intonacare ed imbiancare le pareti con materiali non sintetici e così via.

Se però provo ad immaginare, sulla base delle mie brevi e rare esperienze metropolitane, come è la vita in una grande città, in perenne corsa, nel traffico, con lo sguardo fisso all’orologio, … tanto parlare di verde mi fa sorridere.
Forse a tutti piacerebbe una casetta nel bosco ma poi? il lavoro, gli uffici, le banche, gli affari, l’economia globale, le comunicazioni, insomma il progresso, dove lo mettiamo?
Da un certo punto di vista le grandi città sono invivibili ma davvero potremmo farne a meno?
Tornare quasi all’età delle caverne può esser bello finché rimane un sogno, per poi risvegliarsi nel caos cittadino e a quel punto il giardino non è più un compromesso ma il sogno che continua.

giovedì 1 settembre 2011

Il verde è (via di) comunicazione

Il problema dell'inquinamento, inteso in senso lato, ha accresciuto l'interesse di progettisti - paesaggisti di tutto il mondo verso conversioni ecologiche delle città, già dallo scorso secolo.
Una delle soluzioni proposte per rendere le città più vivibili, e di cui esistono ormai diversi esempi nel mondo, è quella delle greenways, percorsi verdi, che uniscono in una rete di viabilità le diverse aree verdi di una città (passatemi questa definizione semplicistica).
Questi percorsi, che derivano anche dal recupero di aree abbandonate, tipo linee ferroviarie dismesse, aree che costeggiano corsi d'acqua, ecc..sono la percorrenza ideale per pedoni e ciclisti che, anche nelle metropoli, possono in questo modo riscoprire il piacere, per esempio, di recarsi al lavoro, con una passeggiata nella natura.