lunedì 17 ottobre 2011

Erbe spontanee o erbacce?

Mia madre ha una piccola proprietà in campagna in cui andiamo solo saltuariamente, presi come siamo tutti dagli impegni quotidiani.

Da mesi non andavamo e appena arrivati esclamiamo in coro: “quante erbacce, che disastro!”

In effetti la strada di accesso si vedeva a malapena e sull'aia alcune erbe erano alte quanto noi.
Poi però abbiamo cominciato ad osservare queste “erbacce” e abbiamo visto che c'erano cicoria, malva, camomilla, ortica, borragine, amaranto, nonché quella stessa “erba campagnola” che vediamo nelle cassette dal fruttivendolo.

Così la disperazione si è tramutata in meraviglia e soddisfazione.

Non è detto che solo perché non le abbiamo piantate noi le erbe siano cattive.

Mettiamo l’oleandro che è velenoso, come pure ciclamino e mughetto. Però sono belle, le abbiamo scelte noi e vanno bene!

Chiamiamo invece erbacce piante belle, buone e utili.

Ogni volta che vogliamo allestire un'area verde il primo pensiero è "eliminiamo le erbacce". Guardiamole prima, cerchiamo di classificarle. Le piante che nascono spontaneamente ci danno tante informazioni sulle caratteristiche del luogo, e non è detto che siano tutte da eliminare.

Io penso che piuttosto che sudare sette camicie per far crescere le piante che vogliamo noi dove vogliamo noi, e sudarne altre sette per togliere quelle che invece ci crescono spontaneamente e che non vogliamo, sarebbe più ragionevole trovare un utilizzo alle piante che ci sono.
Proviamo ogni tanto ad essere logici e coerenti!

lunedì 10 ottobre 2011

Come la mettiamo con i vegetariani?

Mi ha sempre un po’ infastidito chi si definisce vegetariano, o peggio vegano, con la posa di persona buona e giusta che non contribuisce all’uccisione degli animali.

Come agronomo conosco bene la fisiologia delle piante e so quanta “fatica” fa, per esempio, una pianta d’insalata per crescere, a partire da un minuscolo seme!

Pensate forse che le piante vengano costruite in fabbrica?

Certamente no; anche l’ortaggio è un essere vivente, e non è forse crudeltà stroncargli la vita prima che raggiunga l’età riproduttiva, impedendogli di produrre i suoi fiori e quindi i suoi semi, interrompendo la sue stirpe?
Ed anche mangiare frutti e semi non si dovrebbe fare poiché è come mangiare un uovo, si uccide un embrione quindi un essere vivente.

Come se ciò non bastasse, studi recenti dimostrano che le piante sono dotate di capacità cognitive; pare che possano comunicare, muoversi, dormire e ragionare.
Parole grosse?

Approfondirò l’argomento, ma intanto… come la mettiamo con i vegetariani?
La loro non è altro che discriminazione razziale.

Si dovrebbe accettare che l’uomo è un animale onnivoro e in natura vige la legge del più forte.

Certo l'uomo nella società attuale ha una posizione di netto e sfacciato vantaggio nei confronti degli animali e gli sprechi e gli sfregi sono da condannare, come quando si uccide un coccodrillo per prendergli due strisce di pelle ai lati del corpo ed il resto viene buttato via;

ma perché prendersela con chi ama gustare una bistecca di tanto in tanto?
L’equilibrio è sempre la soluzione migliore.

domenica 2 ottobre 2011

Gli alberi sono poesie

"Gli alberi sono poesie che la terra scrive al cielo"
(K. Gibran)

Ho letto tempo fa che il giardino può essere visto come il tentativo dell'uomo di ricucire un rapporto con la natura che egli stesso distrugge con l'urbanizzazione.

In un primo momento l’idea mi è sembrata suggestiva ma poi, pensando anche ai grandi giardini del rinascimento o a quelli dell’ottocento, ho visto un uomo prepotente che vuole relegare la natura in spazi circoscritti, scelti da lui.

E se considero i nostri giardini di città o di paese, mi viene da pensare che il tentativo di ricucitura è un po’ ridicolo.

Poi vedo un centro commerciale, centinaia di metri quadrati di “cemento”, metri cubi di aria condizionata, e nel parcheggio megagalattico, qualche sparuto albero, di una specie resistente all’inquinamento atmosferico, che dovrebbe crescere rigoglioso per dimostrare quanto amiamo la natura, sempre che non ci sporchi le auto e non rovini la pavimentazione.

Di fronte a questa immagine, il tentativo di cui sopra diventa addirittura patetico.

Faccio allora una gita in montagna, in autunno, quando la neve ancora non ricopre le cime e i versanti diventano come la tavolozza di un pittore,
e lassù in alto, quegli abeti, le cui punte si stendono verso l’alto, mosse dal vento….

allora si, concordo col poeta,
e nel silenzio,
odo i versi sublimi che la madre terra innalza verso il cielo.