Mi ha sempre un po’ infastidito chi si definisce vegetariano, o peggio vegano, con la posa di persona buona e giusta che non contribuisce all’uccisione degli animali.
Come agronomo conosco bene la fisiologia delle piante e so quanta “fatica” fa, per esempio, una pianta d’insalata per crescere, a partire da un minuscolo seme!
Pensate forse che le piante vengano costruite in fabbrica?
Certamente no; anche l’ortaggio è un essere vivente, e non è forse crudeltà stroncargli la vita prima che raggiunga l’età riproduttiva, impedendogli di produrre i suoi fiori e quindi i suoi semi, interrompendo la sue stirpe?
Ed anche mangiare frutti e semi non si dovrebbe fare poiché è come mangiare un uovo, si uccide un embrione quindi un essere vivente.
Come se ciò non bastasse, studi recenti dimostrano che le piante sono dotate di capacità cognitive; pare che possano comunicare, muoversi, dormire e ragionare.
Parole grosse?
Approfondirò l’argomento, ma intanto… come la mettiamo con i vegetariani?
La loro non è altro che discriminazione razziale.
Si dovrebbe accettare che l’uomo è un animale onnivoro e in natura vige la legge del più forte.
Certo l'uomo nella società attuale ha una posizione di netto e sfacciato vantaggio nei confronti degli animali e gli sprechi e gli sfregi sono da condannare, come quando si uccide un coccodrillo per prendergli due strisce di pelle ai lati del corpo ed il resto viene buttato via;
ma perché prendersela con chi ama gustare una bistecca di tanto in tanto?
L’equilibrio è sempre la soluzione migliore.
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