Sull’onda del ritorno al passato ecco l’idea del latte crudo nei distributori automatici.
Ho subito pensato “povero Pasteur!” Considerato il fondatore della microbiologia moderna, ha dedicato una vita allo studio, tra le altre cose, dei microrganismi dannosi alla salute dell’uomo e al modo di combatterli; non a caso si chiama “pastorizzazione” il processo termico applicato ad alcuni alimenti, tra cui il latte, allo scopo di abbattere la carica microbica patogena presente (quella sensibile al calore) e ridurre i rischi per la salute senza compromettere le caratteristiche chimiche, fisiche ed organolettiche dell'alimento.
Tornare a bere latte appena munto è un ritorno al passato estremamente pericoloso e assolutamente immotivato vista l’alta qualità dei prodotti da centrale, freschi e a lunga conservazione.
Quali sarebbero, appunto, le motivazioni di questa scelta?
Da wikipedia: Due sono stati i principali moventi. Da un lato un movimento culturale che ha portato alla creazione di una nicchia di mercato alla ricerca di sapori e procedimenti in qualche modo definibili genuini, sull'onda dei movimenti slow food, della promozione dell’agricoltura biologica, e nella valorizzazione della vita e dell'attività rurale. Dall'altra contenziosi sul margine di guadagno dei produttori primari nella vendita del latte alle centrali, e conseguenti iniziative di commercializzazione diretta.
La prima motivazione è rispettabile ma bisogna accordarsi su che cosa si intende per genuino.
La seconda è molto seria ma non giustifica l’iniziativa. Ci sono investimenti che il singolo imprenditore non può affrontare; per questo sono nate le cooperative, per questo sono nate le centrali del latte cooperative. Purtroppo in Italia prevale una mentalità che ha fatto fallire tutte le forme di aggregazione, quali cooperative e consorzi, specie in alcune Regioni. L’allevatore non può pensare di eliminare l’intermediario “centrale del latte” vendendo latte tal quale; deve invece capire che l’unione fa la forza e che il socio di una cooperativa deve partecipare attivamente alla gestione della stessa nell’interesse di tutti i soci.
Qualche cooperativa e qualche consorzio funzionano in Italia, ma sono ancora casi isolati rispetto alle reali necessità del mondo agricolo.
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