Non serviva la crisi economica attuale per mettere in difficoltà l’agricoltura.
Nei miei ricordi l’agricoltura italiana è sempre stata in crisi. Addirittura pare che i Governi cadessero ogni volta che si affrontava la questione per cui si affermò la convinzione che parlare di agricoltura portava sfortuna e i governanti smisero di discuterne (non so datare questo aneddoto, ricordo di studi universitari, perché di politica non mi sono mai interessata).
E intanto l’agricoltura andava peggio.
E intanto l’agricoltura andava peggio.
La nascita della Comunità Economica Europea portò con sé i finanziamenti per l’attività agricola.
Tuttora esistono quei finanziamenti, che col tempo hanno assunto la veste di assistenzialismo per attività senza futuro.
Per quanto buone fossero le intenzioni dei promotori, i risultati hanno certamente deluso le aspettative.
Oggi si dice agli agricoltori che devono differenziare l’offerta, che l’agricoltura è anche paesaggio, che la conservazione del paesaggio è uno dei “prodotti” dell’attività agricola.
Ma come si traduce questo in soldoni?
Vista la moda attuale di mettere pannelli fotovoltaici su terreni fertili, dovremmo forse smetterla con gli agriturismi (che devono avere superfici coltivate), e realizzare invece centri benessere, punti panoramici e…cartoline!?!?
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