lunedì 1 marzo 2010

- parte I - Quando le buone intenzioni superano ogni aspettativa!

Vorrei proseguire questo blog con gli articoli che mi hanno ispirato nella scelta dell’impostazione del blog stesso. Ecco il primo.
Sono un’appassionata di verde e natura ma quando ho letto di “approvvigionamento di cibo dal tetto” mi è sembrato davvero troppo.


Avrete sentito parlare di verde verticale: piante, generalmente erbacee, su appositi substrati, che ricoprono pareti e tetti degli edifici.

Queste avrebbero diverse funzioni: isolamento termico e acustico degli ambienti interni, migliore gestione dell’acqua piovana, ridotto inquinamento atmosferico, miglioramento della salute fisica e psichica dell’uomo; qualcuno a questo vuole aggiungere anche produzione di cibo: vegetali e, applicando la tecnologia acquaponica, pesci, per avere cibo fresco in città a basso costo.

Le grandi metropoli sono agglomerati di acciaio e cemento, in cui l’essere umano sembra essere uno dei minuscoli ingranaggi di una realtà cibernetica. È comprensibile che si voglia portare in ambienti così stressanti e impersonali un po’ di verde, colore che induce alla calma, materia vivente che ci ossigena. Ed è ingegnoso trarre da questa esigenza ulteriori vantaggi, per la preservazione del pianeta e delle sue risorse naturali. In quest’ottica qualcuno avrà pensato che, dovendo mettere delle piante, vale la pena mettere piante che diano un prodotto commestibile. Il pesce è la ciliegina sulla torta.

Domanda: è una proposta accettabile?

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