Vorrei proseguire questo blog con gli articoli che mi hanno ispirato nella scelta dell’impostazione del blog stesso. Ecco il primo.
Sono un’appassionata di verde e natura ma quando ho letto di “approvvigionamento di cibo dal tetto” mi è sembrato davvero troppo.
Avrete sentito parlare di verde verticale: piante, generalmente erbacee, su appositi substrati, che ricoprono pareti e tetti degli edifici.
Queste avrebbero diverse funzioni: isolamento termico e acustico degli ambienti interni, migliore gestione dell’acqua piovana, ridotto inquinamento atmosferico, miglioramento della salute fisica e psichica dell’uomo; qualcuno a questo vuole aggiungere anche produzione di cibo: vegetali e, applicando la tecnologia acquaponica, pesci, per avere cibo fresco in città a basso costo.
Le grandi metropoli sono agglomerati di acciaio e cemento, in cui l’essere umano sembra essere uno dei minuscoli ingranaggi di una realtà cibernetica. È comprensibile che si voglia portare in ambienti così stressanti e impersonali un po’ di verde, colore che induce alla calma, materia vivente che ci ossigena. Ed è ingegnoso trarre da questa esigenza ulteriori vantaggi, per la preservazione del pianeta e delle sue risorse naturali. In quest’ottica qualcuno avrà pensato che, dovendo mettere delle piante, vale la pena mettere piante che diano un prodotto commestibile. Il pesce è la ciliegina sulla torta.
Domanda: è una proposta accettabile?
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